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Il 16 febbraio 1995 è stata costituita ufficialmente una nuova Società Scientifica denominata

"Società Italiana di Terapie Integrate Locoregionali in Oncologia".

I Soci Fondatori costituenti il Consiglio Direttivo sono 26 e provengono dalle più importanti strutture ospedaliere italiane che si occupano attualmente di queste particolari terapie e hanno eletto il Presidente nella persona del Dott. Maurizio Vaglini, Vice Direttore della Divisione di Oncologia Chirurgica "B" dell'Istituto Tumori di Milano e Vice Direttore del Gruppo Melanomi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

La Società ha lo scopo di riunire oncologi di estrazione medica, chirurgica, radiologica, immunologica e biologica, la cui attività principale consiste nello studio e nella applicazione di terapie integrate locoregionali.

La promozione di questa Società nasce da una precisa esigenza di multidisciplinarietà, quale momento di riunione di differenti culture oncologiche che necessariamente debbono convergere al fine di integrare le proprie intrinseche conoscenze sviluppando sinergie di lavoro in ben definiti gruppi di studio interdisciplinari. Ulteriore prioritaria finalità di questa Società è la identificazione di metodiche speciali, che possano essere riprodotte in strutture periferiche, contribuendo quindi alla formazione professionale oncologica sia medica che paramedica.

Per terapie locoregionali si intendono una serie di metodiche speciali che sono in grado di portare o per via chirurgica o per via radiologica interventistica, da sole o combinate fra di loro, uno o più farmaci antiblastici in quantitativi generalmente molto elevati, concentrandoli sulle zone ammalate, senza causare così danni sistemici all'organismo.

Sono definite "integrate" perché considerate facenti parte di un complesso e definitivo trattamento di un tumore (trattamento chirurgico, terapie locoregionali, chemioterapia sistemica) che viene attuato in gran parte per neoplasie sino ad oggi considerate inoperabili, quali le metastasi epatiche, i tumori pancreatici avanzati, le carcinosi peritoneali, le recidive di tumori nel piccolo bacino, od operabili solo con grossi interventi demolitivi, quali i tumori degli arti, suscettibili solo di amputazione.

Le esperienze fino ad oggi maturate hanno sviluppato nuove conoscenze oncologiche e aperto nuovi orizzonti ed inducono a far pensare che in un futuro molto prossimo, alcune di queste metodiche possano essere impiegate in senso "neoadiuvante" in maniera tale che, o si possano ridurre tumori inoperabili a livello di operabilità, o portare a termine interventi più conservativi dove fino adesso si può operare solo con interventi ampiamente demolitivi e invalidanti.

E' opportuno sottolineare infine l'aspetto sociale ed economico di queste metodiche nella misura in cui è noto che circa 25.000 italiani vanno all'estero a spese totali dello Stato per cure medico-chirurgiche. Di questi circa un quarto, quindi fra i 6.000 e i 7.000 interventi riguardano le terapie locoregionali, che possono essere eseguite in Italia, presso Centri altamente qualificati.



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